GUIDA · TERMINOLOGIA

Breathwork e pranayama: che differenza c'è?

Non sono sinonimi, e non sono nemmeno due mondi separati. La differenza sta nel contesto in cui una tecnica nasce e nell'intenzione con cui viene usata.

Pranayama è la disciplina del respiro all'interno della tradizione yogica: tecniche con un nome, una struttura e un contesto filosofico che spiega perché si praticano. Breathwork è un termine moderno e più ampio, che raccoglie pratiche di respiro di origini diverse, alcune derivate dallo yoga e altre nate del tutto fuori da esso.

Scritto da Francesca Citter
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Cos'è il pranayama?

Il pranayama è la disciplina del respiro nella tradizione yogica: un insieme di tecniche codificate, tramandate all'interno di una scuola o di una linea di insegnamento e inserite in un percorso più ampio che riguarda l'attenzione e la condotta, non solo il corpo.

Il pranayama compare fra le componenti classiche del percorso yogico descritte nella filosofia indiana, accanto alla postura e al ritiro dei sensi: non è quindi un esercizio isolato, ma una parte di un cammino più ampio.

Nel lessico yogico molte tecniche hanno nomi propri e proporzioni indicate, e vengono insegnate in un ordine. Ma ordine, proporzioni e tempi di apprendimento variano da tradizione a tradizione e da scuola a scuola: non esiste una progressione unica valida per tutti.

Questo contesto non è un dettaglio decorativo. Nella tradizione il respiro non è uno strumento per stare meglio in giornata: fa parte di un percorso con una sua visione dell'essere umano. Usare le tecniche fuori da quel contesto è legittimo, ma è onesto dire che si sta facendo qualcos'altro.

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Cos'è il breathwork?

Breathwork è un termine ombrello contemporaneo, di lingua inglese, che indica qualunque pratica in cui il respiro viene usato consapevolmente come strumento di lavoro, indipendentemente dalla tradizione da cui proviene.

Sotto la stessa parola convivono pratiche molto diverse: respirazioni lente per rallentare, esercizi di sola osservazione, tecniche strutturate con conteggi, e pratiche continue e più intense che appartengono a un ambito a parte.

Il linguaggio del breathwork è di solito descrittivo e fisiologico invece che tradizionale: si parla di ritmo, durata, pause, sensazioni. È questo che lo rende accessibile a chi non ha nessun rapporto con lo yoga, ed è anche questo che a volte gli fa perdere la profondità del contesto originario.

Breathwork descrive cosa fai. Pranayama descrive anche perché lo fai, e dentro quale percorso.

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Breathwork e pranayama sono la stessa cosa?

No. Nel linguaggio contemporaneo del benessere alcune pratiche di pranayama vengono spesso raccolte sotto il termine più ampio «breathwork». Il pranayama resta però una disciplina yogica a sé, con un proprio contesto storico, filosofico e di pratica, e molto breathwork non ha alcun legame con lo yoga.

Breathwork è un termine ombrello moderno per pratiche intenzionali che usano l'attenzione al respiro e/o modifiche volute del modo di respirare, provenienti da contesti diversi. Pranayama indica invece una disciplina interna alle tradizioni yogiche. La sovrapposizione è reale, ma nessuna delle due parole dovrebbe cancellare il contesto dell'altra.

La sovrapposizione è reale: respirazioni lente, allungamento dell'espirazione, respirazione a narici alternate e molte pratiche con conteggi vengono da secoli di tradizione yogica e oggi circolano con nomi inglesi e spiegazioni fisiologiche.

Ma esistono anche metodi moderni nati in contesti terapeutici, sportivi o di ricerca personale, senza alcun legame con lo yoga. Chiamarli pranayama sarebbe scorretto, così come sarebbe scorretto ridurre il pranayama a una tecnica di rilassamento.

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Cosa cambia nell'intenzione e nella struttura?

Nel pranayama la struttura arriva dalla tradizione che la insegna: nome, proporzioni indicate, sequenza, momento della pratica — con differenze anche marcate fra una scuola e l'altra. Nel breathwork la struttura è spesso costruita attorno a un obiettivo immediato — rallentare, attivarsi, restare presenti — e cambia da insegnante a insegnante.

Questa flessibilità è un vantaggio quando serve qualcosa di adattabile alla vita di tutti i giorni, ed è un limite quando toglie i criteri che dicono quando una pratica non è adatta a una persona.

Per questo, in una pratica seria, il criterio non è quale parola usi ma quanto chiaramente sai cosa stai facendo, perché, e a chi non è adatto.

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Quando Francesca usa una parola e quando l'altra?

Dipende dal contesto in cui la tecnica viene insegnata: dentro una pratica yogica il nome tradizionale resta, in una pratica di respiro a sé stante il linguaggio è descrittivo.

Il lavoro di Francesca mette insieme movimento, respiro e meditazione, e attraversa quindi entrambi i vocabolari a seconda di dove nasce la tecnica che sta usando.

Nel suo modo di lavorare la distinzione è soprattutto di intenzione. «Uso il pranayama quando voglio accompagnare verso uno stato più stabile e centrato», racconta. «Il circular connected breathwork ha un'altra qualità: scuote lo stato abituale, e la parte di stabilità arriva dopo.»

È una distinzione personale, legata a come Francesca insegna, non una definizione universale delle due discipline né un'affermazione sul funzionamento del sistema nervoso.

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Cosa viene dalla tradizione yogica nel suo lavoro?

La parte yogica del lavoro di Francesca arriva dalla sua formazione da insegnante: 250 ore di Vinyasa Yoga e un intensivo di 15 ore di Dharma Yoga con Ambra Vallo, oltre a più di quattordici anni di pratica personale.

Il respiro, in quel contesto, non è un esercizio separato: accompagna il movimento e l'attenzione dentro la pratica, con tecniche codificate che hanno nomi e regole proprie.

La formazione più specifica sul respiro è invece successiva e viene da fuori la tradizione yogica: il percorso da facilitatrice di Breathwork con la BreathWorks Academy di Sky Bear.

Nessuna di queste formazioni è una qualifica clinica, e su questo sito non compaiono lignaggi o titoli che non siano confermati da Francesca.

Una nota sul rispetto della tradizione

Prendere una tecnica dal pranayama e usarla fuori dal suo contesto non la rende sbagliata, ma non la rende nemmeno equivalente all'originale. Dirlo con chiarezza è il minimo che si può fare verso una tradizione viva.

Alcune tecniche tradizionali comprendono trattenute prolungate o respirazioni molto rapide: appartengono a un territorio diverso dalle pratiche lente e di consapevolezza, non sono adatte a chiunque e non si imparano da soli. Se hai una condizione medica, sei in gravidanza, hai una storia di reazioni intense alle pratiche di respirazione o hai dubbi sulla loro appropriatezza per te, confrontati prima con il professionista sanitario che ti segue.

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