BREATHWORK · RESPIRAZIONE CONSAPEVOLE

Breathwork: usare il respiro per cambiare come stai nel corpo

Il respiro è una funzione automatica che puoi anche guidare volontariamente. Per molte persone è un modo concreto di accorgersi del proprio stato mentre il corpo sta già reagendo.

Scritto da Francesca Citter

Breathwork è un termine ampio che comprende pratiche intenzionali in cui si porta attenzione al respiro e, in alcuni casi, se ne modificano consapevolmente ritmo, profondità, durata o pause. In alcune pratiche osservi soltanto, senza cambiare niente; in altre intervieni — e in entrambi i casi noti cosa succede nel corpo e nell'attenzione mentre lo fai.

Non serve un talento particolare e non serve credere in niente. Serve stare abbastanza fermi da accorgerti di come respiri quando nessuno te lo chiede.

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Cos'è il breathwork?

Breathwork è un termine ampio che comprende pratiche intenzionali in cui si porta attenzione al respiro e, in alcuni casi, se ne modificano consapevolmente ritmo, profondità, durata o pause. In italiano si dice lavoro sul respiro o respirazione consapevole.

Raccoglie pratiche molto diverse fra loro: dalle respirazioni lente e allungate a quelle più attive e cicliche, fino a semplici esercizi di consapevolezza in cui non modifichi niente e ti limiti a osservare.

Quello che le tiene insieme è l'idea di fondo: il modo in cui respiri riflette il tuo stato e per molte persone può anche influenzarlo. Un respiro corto e alto accompagna spesso la fretta, un respiro lungo e basso accompagna spesso la calma. Lavorando sul respiro lavori su quello stato dall'interno, invece che convincerti a parole.

Alcune pratiche di respirazione lenta e regolare sono proposte dai servizi sanitari pubblici come strumento di autogestione dello stress. Non sono un trattamento e i loro effetti variano da persona a persona.

Il respiro è il punto in cui il corpo e l'attenzione si incontrano ogni volta.

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Breathwork e pranayama: che differenza c'è?

Il pranayama è la disciplina del respiro dentro la tradizione yogica, con tecniche codificate; breathwork è un termine moderno e più ampio che include il pranayama e pratiche nate fuori dallo yoga.

Il pranayama è la disciplina del respiro all'interno della tradizione yogica: tecniche precise, con nomi, regole, proporzioni e un contesto filosofico che spiega perché si praticano.

Breathwork è una parola moderna e più ampia. Include tecniche che vengono dal pranayama, ma anche pratiche nate fuori dallo yoga, spesso descritte con un linguaggio fisiologico invece che tradizionale.

Nella pratica quotidiana la differenza che conta è un'altra: l'intenzione. Puoi usare il respiro per attivarti, per rallentare, per restare presente in qualcosa di scomodo, o semplicemente per accorgerti di come stai.

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Che formazione ha Francesca nel respiro?

Francesca ha completato la formazione da facilitatrice di Breathwork con la BreathWorks Academy di Sky Bear. La sua parte di respiro yogico arriva dalla formazione da insegnante di yoga: 250 ore di Vinyasa e un intensivo di Dharma Yoga con Ambra Vallo.

La forma più attiva di respiro che facilita la descrive come circular connected breathwork; a volte la chiama anche transformational breathwork o connected breathing. Sono termini che scuole e insegnanti diversi usano in modi diversi: qui indicano lo stesso lavoro all'interno della sua pratica, non uno standard condiviso da tutto il settore.

Nessuna di queste formazioni è una qualifica clinica e nessuna sessione sostituisce una valutazione medica o psicologica.

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Come si svolge una pratica di respirazione?

Si parte osservando il respiro così com'è, si introduce una struttura per qualche minuto (espirazione più lunga, ritmo regolare, pause) e si torna a respirare liberamente restando fermi qualche istante.

Una pratica può durare cinque minuti o venti. Alla fine si resta fermi qualche istante: quello è il momento in cui noti la differenza, non durante.

Nello studio online il respiro compare da solo, come pratica breve, e dentro le lezioni di yoga e meditazione, dove diventa il filo che tiene insieme il movimento e l'attenzione.

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Che ruolo ha il respiro nella consapevolezza del corpo?

Il respiro è un segnale sempre disponibile: osservarlo è il modo più semplice per accorgersi di una tensione mentre sta arrivando, invece che dopo.

Non devi ricordarti di produrlo: c'è già. Per questo resta un punto di riferimento affidabile quando l'attenzione scappa.

Con il tempo cambia anche cosa riesci a notare: ti accorgi che il respiro si è bloccato prima di accorgerti di essere in tensione, e questo ti dà qualche secondo in più per scegliere una risposta diversa da quella automatica.

La prima cosa che Francesca guarda, con chi pratica per la prima volta, è dove si muove il respiro — petto, addome, un'altra zona del torace — e se restano contrazioni in parti del corpo che potrebbero lasciarsi andare. L'intervento viene dopo l'osservazione, mai prima.

Prima di cambiare il respiro, accorgiti di dove sta già succedendo.

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Quali pratiche di respiro sono più intense?

Le pratiche continue o molto rapide, e quelle con trattenute prolungate, sono di un'altra categoria rispetto alle respirazioni lente: durano di più, chiedono di più al corpo e vanno fatte con una guida, non da soli.

Da una parte ci sono le pratiche lente e di sola consapevolezza: respiro osservato, espirazione allungata, ritmi regolari. Restano vicine al respiro naturale e molte persone le usano anche a casa, con la frequenza che funziona per loro.

Dall'altra ci sono le pratiche attive, cicliche o con lunghe pause. Possono produrre sensazioni fisiche marcate — vertigini, formicolii, reazioni emotive — che non sono obiettivi da inseguire: se compaiono, si interrompe la tecnica e si torna al respiro naturale.

Trattare le due famiglie come equivalenti è l'errore più comune di chi comincia. Non lo sono, né per intensità né per contesto in cui è opportuno praticarle.

Le pratiche attive che Francesca facilita rientrano in quello che chiama circular connected breathwork, e avvengono sempre con lei presente per tutta la sessione.

Francesca non considera l'intensità un obiettivo: «Può succedere che una sessione sia intensa, ma il punto è l'integrazione. Quello che conta arriva dopo, nella vita reale.» Nessuna trasformazione viene promessa, né dalla pratica lenta né da quella intensa: l'integrazione è il momento in cui può iniziare un cambiamento più significativo.

L'esperienza non è il traguardo. Quello che cambia nella vita quotidiana lo è.

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Come iniziare, se non hai mai praticato?

Una pratica breve e ripetuta insegna più di una lunga e occasionale: per molte persone bastano pochi minuti, in un momento della giornata che riescono davvero a mantenere, seduti comodi con la schiena lunga.

Non esiste una durata o un orario giusti per tutti. Se ti aiuta avere un riferimento, prova con pochi minuti in un momento ricorrente della tua giornata, e adatta man mano che capisci cosa funziona per te.

L'errore che Francesca incontra più spesso in questa fase è forzare: si cerca il respiro «giusto», si irrigidisce il corpo e la pratica diventa un'altra prestazione. Nel suo insegnamento l'attenzione va all'espirazione e al lasciare spazio, non ad aggiungere sforzo.

Se vuoi una guida, puoi seguire pratiche già costruite: nello studio online trovi sessioni di respiro, meditazione e yoga da fare a casa, con qualcuno che tiene il tempo al posto tuo.

Se invece vuoi un lavoro costruito sul tuo corpo e sulle tue giornate, il percorso 1:1 parte da come respiri tu, non da uno schema generico.

Non è una tecnica da collezionare. È un modo di stare.

Il respiro non risolve la giornata al posto tuo.

Ti riporta nel corpo mentre la giornata succede.

Quando scegliere una pratica più dolce

Le pratiche di respiro intense, rapide o continue appartengono a un territorio diverso dalle pratiche lente e di sola consapevolezza, e non sono adatte a tutti. Se hai una condizione medica, sei in gravidanza, hai una storia di reazioni intense alle pratiche di respirazione o hai dubbi sulla loro appropriatezza per te, confrontati prima con il professionista sanitario che ti segue.

Vertigini, formicolii o disagio non sono un passaggio da superare: sono un segnale per rallentare e tornare a un respiro naturale. Questa pagina descrive una pratica, non è un consiglio medico e non sostituisce il parere di un professionista.

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