MEDITAZIONE · PRESENZA

Meditazione: imparare a stare con quello che c'è

Meditare non significa smettere di pensare. Significa accorgerti di quello che sta succedendo mentre succede, e avere una scelta in più.

Scritto da Francesca Citter

La maggior parte delle persone smette di meditare dopo pochi giorni, convinta di farlo male: la mente continua a produrre pensieri, quindi non funziona.

In realtà è esattamente quello il lavoro. La mente pensa, tu te ne accorgi e torni. Ogni ritorno è la ripetizione che allena l'attenzione, come una serie in palestra.

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Cos'è la meditazione, in pratica

Meditare significa scegliere un punto di riferimento — il respiro, il corpo, i suoni — e tornarci ogni volta che l'attenzione se ne va. Non è fermare i pensieri.

Il punto di riferimento può essere il respiro, il contatto del corpo con il pavimento, i suoni intorno a te. Quando l'attenzione se ne va, e se ne andrà, la riporti lì senza commentare.

Non è rilassamento, anche se spesso rilassa. Non è controllo dei pensieri, ed è quasi l'opposto: è smettere di seguirli tutti.

Non stai cercando il silenzio. Stai imparando a non seguire ogni pensiero che passa.

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Come iniziare a meditare

Pochi minuti, in un momento della giornata che riesci a ripetere: seduta con la schiena lunga, occhi chiusi o sguardo morbido, attenzione sul respiro. La costanza conta più della durata.

Seduta su una sedia o su un cuscino, schiena lunga, mani appoggiate. Non serve una postura particolare: serve una posizione in cui puoi restare senza combattere con il corpo.

Il momento migliore è quello che riesci a ripetere. La mattina prima del telefono funziona per molte persone perché la giornata non ha ancora iniziato a chiedere, ma non è una regola.

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Cosa fare se non riesci a fermare i pensieri

Non serve fermarli: accorgersi di essersi distratti e tornare al punto di riferimento è esattamente la pratica.

Puoi dare loro un nome mentale — pensiero, ricordo, progetto — e tornare al respiro. Se ti accorgi di esserti persa dieci volte in cinque minuti, hai fatto dieci ripetizioni: non è un fallimento, è il contenuto della pratica.

Quando l'irrequietezza è troppa per stare fermi, muoviti prima: una pratica di yoga o qualche minuto di respiro rendono lo stare seduti molto più semplice.

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Meditazione guidata: quando serve una voce

Una meditazione guidata dà una struttura pronta: qualcuno indica dove portare l'attenzione e quanto restarci, così non devi decidere niente mentre pratichi.

È utile all'inizio e nei periodi in cui la testa è molto piena. Con il tempo la voce serve meno, e alcune persone continuano comunque a preferirla: va bene lo stesso.

Nello studio online le meditazioni guidate stanno accanto alle pratiche di respiro e alle lezioni di yoga, così puoi scegliere in base a come arrivi quel giorno.

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Meditazione e respiro: come lavorano insieme

Nel breathwork guidi il respiro; nella meditazione lo lasci fare e lo osservi. Sono due direzioni dello stesso lavoro e si sostengono a vicenda.

Il respiro è il punto di attenzione più usato perché è sempre presente e cambia continuamente: ti dà qualcosa di vivo da osservare invece di un'idea fissa.

Per approfondire il lavoro attivo sul respiro, la guida al breathwork raccoglie le pratiche, le differenze fra le famiglie di tecniche e le indicazioni di sicurezza.

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Devo stare seduto immobile?

No. Serve una posizione che tu possa tenere senza soffrire: una sedia va benissimo, sdraiati anche, e se l'irrequietezza è molta si può muoversi prima o praticare in movimento.

L'immobilità non è il contenuto della pratica: è solo un modo di togliere distrazioni. Se toglierle costa più di quanto renda, non serve.

Molte persone scoprono che dopo una pratica di yoga o qualche minuto di respiro, stare sedute diventa improvvisamente semplice. Il corpo prepara la testa più spesso del contrario.

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Meditare attraverso il corpo

Le sensazioni fisiche — contatto, peso, tensione, movimento del respiro — sono un'ancora concreta quanto il respiro, e spesso più semplice per chi si descrive come «troppo mentale».

Notare dove il corpo tocca il pavimento richiede zero immaginazione, e per questo regge anche nelle giornate agitate.

È anche il punto in cui questa pratica incontra tutto il resto del lavoro: nello yoga, nel respiro e soprattutto nelle inversioni, accorgersi di una reazione prima di seguirla è esattamente la stessa competenza.

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Quanto tempo prima di sentire qualcosa?

Qualcosa si sente spesso già dopo la prima pratica; i cambiamenti che contano si notano fuori dal cuscino dopo settimane di costanza.

Qualcosa si sente spesso subito, ed è piccolo: un minuto di calma dopo la pratica, un respiro più lungo. Non è quello il punto.

Il cambiamento che conta si vede fuori dal cuscino, dopo settimane: quanto ci metti ad accorgerti che sei in tensione, come rispondi a un messaggio che ti tocca, quanto riesci a stare in una cosa non ancora risolta.

La pratica si misura nei giorni ordinari, non nei minuti in cui pratichi.

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Come si porta la meditazione nella vita di tutti i giorni?

Scegliendo momenti già esistenti invece di aggiungerne di nuovi: un minuto prima di aprire il telefono, i piedi a terra mentre aspetti, tre respiri osservati prima di rispondere.

Non serve trasformare la giornata in una pratica continua. Servono pochi punti fissi, sempre gli stessi, abbastanza brevi da non saltarli.

La pratica formale sul cuscino e questi momenti brevi si sostengono a vicenda: la prima insegna il gesto, i secondi lo rendono disponibile quando serve davvero.

La presenza non è uno stato speciale. È un allenamento.

Ti accorgi prima di quello che sta succedendo.

E hai qualche secondo per fare qualcosa di diverso.

Se stare fermi diventa difficile

Per alcune persone, in certi periodi, stare ferme in silenzio può far emergere pensieri o sensazioni intense. Se succede, accorcia la pratica, tieni gli occhi aperti, scegli una meditazione guidata o preferisci il movimento.

Meditare è una pratica di attenzione, non un trattamento. Se stai attraversando un momento difficile, parlane con un professionista della salute mentale: questa pagina non sostituisce quel tipo di supporto.

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