GUIDA · PINCHA MAYURASANA

Pincha Mayurasana: imparare la verticale sugli avambracci

La posizione in cui la mobilità delle spalle si vede immediatamente: se non c'è, il corpo la sostituisce con la schiena.

Pincha Mayurasana è la verticale sugli avambracci, in inglese forearm stand: avambracci a terra paralleli, gomiti alla larghezza delle spalle, corpo in linea sopra i gomiti. Rispetto a Sirsasana la testa non appoggia, quindi tutto il peso resta nelle braccia.

Scritto da Francesca Citter
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Cos'è Pincha Mayurasana?

È l'inversione sugli avambracci: dai gomiti alle mani il peso è a terra, dalle spalle in su il corpo è verticale. Nomi che incontrerai: Pincha Mayurasana, verticale sugli avambracci, forearm stand.

La base è la stessa del delfino, ma senza appoggio della testa: gli avambracci spingono, le scapole sostengono e il corpo si impila sopra il punto in cui i gomiti toccano terra.

È spesso il passaggio naturale tra Sirsasana e la verticale sulle mani, perché la base è più ampia ma richiede già l'organizzazione completa della linea del corpo.

Sugli avambracci non c'è nessun posto dove appoggiarsi: o le spalle spingono, o la posizione si inarca.

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Perché sembra così difficile?

Perché richiede insieme mobilità delle spalle e forza in una posizione dove non esiste appoggio intermedio. Se una delle due manca, il corpo compensa inarcando la zona lombare.

Molte persone arrivano con abbastanza forza e poca mobilità: le braccia non riescono ad allinearsi sopra la testa, quindi il bacino resta indietro e la schiena si apre a banana.

Il contrario esiste ed è altrettanto frequente: spalle molto mobili, nessuna struttura che le sostenga. Anche lì la posizione crolla, ma per il motivo opposto.

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Quanta mobilità delle spalle serve?

Serve poter portare le braccia in linea con le orecchie mantenendo le costole chiuse. Un modo per farsi un'idea: in ginocchio con la schiena a un muro, alza le braccia e osserva se arrivano verso la parete senza che la zona lombare si stacchi.

Se non ci arrivi, non significa che Pincha sia fuori portata: significa che la mobilità di spalle e torace è la prima tappa della progressione, non un dettaglio da sistemare dopo.

Lavorare la mobilità in modo attivo — tenendo le posizioni con la muscolatura, non solo lasciandosi andare nel peso — è quello che poi si ritrova nella posizione capovolta.

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Forza, stabilità e posizione degli avambracci

Gomiti alla larghezza delle spalle, avambracci paralleli o leggermente convergenti, palmi che spingono a terra. Se i gomiti si allargano la base cede e il torace scende.

Un blocco tra le mani e una cinghia sopra i gomiti sono i due attrezzi che risolvono la maggior parte dei problemi di base: la cinghia impedisce l'allargamento, il blocco dà un riferimento alle mani.

La stabilità si costruisce nel delfino tenuto a lungo, con le spalle spinte oltre la linea dei gomiti: è lì che le scapole imparano il lavoro che dovranno fare a testa in giù.

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Centro e linea del corpo

Il centro serve a tenere le costole chiuse e il bacino sopra il torace. Senza quello la posizione diventa un arco, e un arco si bilancia molto peggio di una linea.

L'immagine utile è semplice: pube verso l'ombelico, ombelico verso la colonna, costole basse che si avvicinano tra loro. Poi le gambe si allungano verso l'alto.

Una linea richiede meno forza di un arco, non di più. Per questo lavorare sulla forma spesso fa più differenza che aggiungere allenamento.

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Drill e progressioni

Delfino tenuto, camminate in delfino, delfino con una gamba sollevata, Pincha al muro con gambe divaricate, poi staccare un piede alla volta.

La tappa che fa la differenza è il delfino con una gamba sollevata: bacino sopra le spalle, gamba lunga, senza saltare. Insegna la salita senza slancio.

Al muro conviene entrare con le gambe divaricate a forbice invece che unite: si arriva più vicini all'equilibrio e si esce più facilmente.

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Come si usa il muro

Come riferimento, non come schienale. Entra al muro, allinea il corpo, poi allontana un piede e cerca di reggere uno o due respiri con l'altro appena appoggiato.

Chi resta sempre appoggiato memorizza una posizione inarcata: il muro tiene i piedi, la schiena si apre, e quando il muro sparisce la forma non regge.

Praticare a poca distanza dal muro cambia tutto: il muro c'è se serve, ma non partecipa.

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Gli errori più comuni in Pincha

Gomiti che si allargano, spalle dietro la linea dei gomiti, costole aperte, salita con lo slancio e sguardo che cerca il pavimento troppo lontano.

Quasi tutti si correggono lavorando su una cosa sola: mantenere le spalle sopra i gomiti per tutta la salita. Se quello regge, la posizione ha dove impilarsi.

Se invece il corpo va in avanti mentre le gambe salgono, la posizione non è mai davvero verticale e si tiene solo con la forza.

L'errore che Francesca vede più spesso, però, non succede quando sei già a testa in giù: succede prima. Le spalle non lavorano, collassano, e si prova a entrare in Pincha prima di aver capito l'allineamento e costruito la fondazione. È da lì che riparte la sua correzione.

«Provano a entrare nella posizione prima di aver capito l'allineamento e la fondazione.» — Francesca Citter

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La paura di superare il punto di equilibrio

È la paura più comune in Pincha e si lavora imparando l'uscita: sciogliere la posizione girando di lato o lasciando scendere una gamba, invece di irrigidirsi.

Finché non hai provato ad andare oltre l'equilibrio in un contesto controllato, il corpo tratterrà la spinta ogni volta. Non è mancanza di forza: è prudenza.

Provare l'uscita a freddo, al muro, più volte, è quello che sblocca la salita più di qualsiasi esercizio di potenziamento.

Pratica in sicurezza

Prepara lo spazio: nessun mobile dietro, superficie non scivolosa, meglio i piedi nudi. Prova l'uscita prima di cercare la permanenza.

Con problematiche di spalle, gomiti, polsi o schiena, o in gravidanza, valuta la pratica con un professionista sanitario. Questa guida non sostituisce un parere medico.

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